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L'ANGOLO DI ANGRA
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Grazie per la lieta sorpresa: il Chichingiolo è di ottima qualità, ben strutturato, con la giusta dose di polpa attorno al tornito nocciolo. Mi spiace soltanto di essere troppo vecchio per far parte dell'entusiasta e briosa comitiva di voi giovani e intraprendenti internauti. Non posso far altro che congratularmi e augurare lunga vita al Chichingiolo perchè si conservi acidulo e dissetante come io lo ricordo. Lo segnalerò, se mi riesce, a Caparrotti con il quale abbiamo parlato durante il suo ultimo soggiorno a Roma.
Ciao, Angra
(20.03.2003)
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Caro Angra,
Siamo felici di averti con noi e ancor più di aver ottenuto la sufficienza. Ce lo ricordiamo il Signor Direttore del Mattino del Lunedì, sai? Come orecchianti, adesso ci sentiamo importanti. Un saluto a Caparrotti, sperando che anch'egli presto si metta in contatto con noi.


Egregio Chichingiolo,
prima di entrare in argomento vorrei chiederle venia se mi permetto, io stagionato matusa, di indirizzare queste mie righe all'organo che così brillantemente rappresenta i giovani che hanno condiviso con me la ventura di vivere in Eritrea.
Astenendomi da qualsiasi forma di giudizio che non sarei in grado di formulare dato l'abissale gap generazionale, non posso fare a meno di apprezzare la sua proteiforme attività, l'equilibrato alternarsi di dolci malinconie e di spiritosi ricordi, il dosato mix di elementi che dà vita all'appetitoso menù delle sue pagine e la piumata leggerezza con la quale sfiora preziose memorie di giovanilissimi anni.
Mi perdoni se mi sono lasciato trascinare un po' dal lirismo, ma noi vecchi ogni tanto siamo vittime di attacchi di romanticismo.
Al piacere di leggerla ancora, la saluto caramente,
Angra.
(06/08/2003)
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Un rivolo di sudore ci sta scendendo lungo la faccia e la mani, mentre scriviamo questa noterella, sono madide non per il gran caldo dei giorni canicolari d'Agosto ma per il fatto che ci troviamo, stupiti, al cospetto di una delle penne più brillanti, ammirate e invidiate d'Asmara che ci confonde per il suo garbo, cortesia e il generoso (fin troppo!) giudizio espresso per le capriole fin qui fatte. Siamo frastornati ma doppiamente orgogliosi di avere con noi Angra al quale va il nostro più cordiale saluto e il più vivo ringraziamento per questo messaggio. E auspichiamo di poter presto ospitare uno dei suoi gustosissimi scritti ...
il C.


Caro Chichingiolo,
ho scorso le tue foto riguardanti il Circuito di Taulud e mi sono lasciato prendere da un moto di orgoglio asmarino. Possibile che "quegli " italiani riuscissero ad organizzare delle corse automobilistiche con un assortimento di vetture che qui in Italia si possono vedere soltanto da uno sfasciacarrozze? Sulla pista massauina si vedevano sfrecciare (!) automobili di tutti i tipi, di tutte le marche, di tutte le forme, di tutte le età e erano il frutto del lavoro e dell'ingegno di appassionati disposti a sacrificare al loro sport i loro risparmi e magari anche indebitarsi. Meritano un tributo quei piloti e quei meccanici che riuscivano a mantenere viva la loro passione in tempi non certo rosei e offrire a noi spettatori più emozioni di quante ne offra oggi la supermiliardaria Formula 1.
Grazie Chichingiolo.
Angra
(10/08/2003)
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Caro Angra,
Il mio mito su quel circuito era Barone, seguito da Colombo e, quando le macchine si spostavano ad Asmara per disputarsi il trofeo, allora tifavo per una Mini Morris guidata da uno Svizzero, te lo ricordi? e Lino Rossi. Però quando sentivo, non lontano dal giardino di casa mia, Ronzoni che provava la Porsche, beh, che dirti, mi piaceva anche quel rombo ... A tutti i piloti il nostro plauso, a te un ringraziamento per averceli ricordati.
il C.


IL C. D. B.

Ora abbiamo la conferma che un signore dal nome Dan Brown ha scritto, qualche tempo fa, uno straordinario libro di successo su un certo codice da Vinci del quale, pare, ne vedremo pure una versione cinematografica. Questa sicurezza deriva dal fatto che una penna affilata come Angra ha scritto un libro di suo, appena licenziato, e lo abbia chiamato (con l'ironia che lo contraddistingue da sempre) Il Codice De Baroa. Con piccole dosi di fantasia, di imprecisione, di errore - com'egli stesso confessa nella Prefazione a questo delizioso libro - parla ancora dell'Eritrea. E da questa teca, per gentile concessione dell'Autore che qui ringraziamo, e per festeggiare il compleanno del Chichingiolo, abbiamo tratto il racconto di come una volta non si andava a nozze fra Agordat e Barentù.
il C.

* * *

In tutti i matrimoni che hanno più di una
settimana ci sono motivi di divorzio. Il segreto
sta nel trovare, e nel continuare a trovare,
motivi di un matrimonio.

(Anderson)

LUNA DI MIELE

La località eritrea prescelta dalla stragrande maggioranza delle coppie in viaggio di nozze che non potevano permettersi, per ragioni temporali e/o economiche, un viaggio all'estero era la ridente cittadina di Cheren situata a media altitudine in una depressione dell'alta valle dell'Anseba dal clima sempre mite.
Nelle sue amene villette circondate da giardini perennemente fioriti o nell'accogliente albergo gli sposi trovavano l'ambiente ideale per la cosiddetta luna di miele. Anche i dintorni invitavano a piacevoli escursioni tra manghi, zaituni e frutteti vari. Il tutto aveva qualcosa di idilliaco e ci poteva sentire rilassati e in pace con il mondo intero.

Certamente si veniva subito notati data l'esiguità della comunità italiana, ma la discrezione portava a non fare commenti inopportuni.
D'altronde le alternative erano pressocchè inesistenti. Nessuno si sarebbe mai sognato di andare in luna di miele a Decameré, con tutto il rispetto dovuto all'operosa cittadina, e tanto meno a Ghinda che, a parte le frequenti soste di italiani diretti, o di da ritorno, a Massaua non offriva quasi nulla a parte il buon clima ed il discreto mangiare.

Agordat e Barentù, a parte la distanza, erano disagevoli da raggiungere e, a meno che gli sposini fossero entrambi appassionati cacciatori, non c'era nulla da fare se non correre con il fuoristrada dietro qualche struzzo.

Restava la sempiterna Massaua. Ma qui le controindicazioni erano più numerose di quelle elencate sui "bugiardini" allegati alle confezioni di medicinali. Nella stagione calda la luna di miele si sarebbe trasformata in una sauna perpetua con ovvie conseguenze di imbarazzante spossatezza; nella stagione buona, scelta da tutti gli asmarini per le loro vacanze al mare, la situazione sarebbe diventata intollerabile.

D'altronde, il mese canonico per le nozze è maggio e, quindi, non restava che Cheren.

In Italia, gli sposi non hanno problemi di scelta. A parte le innumerevoli località nostrane, ci sono le agenzie di viaggi che hanno offerte speciali proprio per loro e, con spesa modica, possono allontanarsi da parenti, amici e conoscenti con reciproca soddisfazione.
Volete mettere Cheren con Cortina, o Massaua con Taormina?

L'unico grosso vantaggio di Cheren era quello di non offrire distrazioni come musei, teatri, spettacoli all'aperto, discoteche e di lasciare, perciò, un sacco di tempo libero che in qualche modo doveva essere impiegato.

12 Febbraio 2006



LA NOTTE
Un racconto di Angra, tratto dalla sua raccolta Annone, Casimiri, Zaituni (2007)

in Arabesque Galleria pagina 15



LA REDAZIONE DE "IL MATTINO DEL LUNEDI'"
di Franco Caparrotti
nel Cassetto 41



LA SEGNALAZIONI



Ogni anno a Natale, puntuale come la stella cometa, compare all'orizzonte. Non è mancato all'appuntamento neppure nel 2003. Forse è il quarto (o quinto) Re Magio e porta sempre un libro in dono. Questa volta si chiama DUE che, fra una licenza poetica e una zampata di squisita ironia, riunisce sotto lo stesso titolo due parti: da una, le sue divagazioni Eritree, dall'altra una trattazione dell'argomento "Ascari". Da buon Ligure, anche in questa nuova fatica rivela una penna "essenziale, rapida, precisa". E aggiungiamo noi, grande.
Signore, signori, è con immenso piacere che annunciamo l'uscita del nuovo, sapido libro di Angra.
d.l.
(10/01/04)

Grangel, che è il soprannome di Angra che è lo pseudonimo di A.G. che sono poi le iniziali di Angra, ha la sua smorfia personale. No, non la smorfia intesa come contrazione del viso o atto svenevole bensì manuale usato nel gioco del lotto. Se nell'originale di questo manuale i numeri vanno da uno a novanta, nel libro di Grangel, ossequioso dell'attualissimo e convenientissimo politicamente corretto, si va da meno uno a più uno, passando da zero a trentaquattro. Insomma, 37 interpretazioni numerologiche dei sogni che, come tutti gli amanti della Cabala ben sanno, possono essere un metodo valido per ricavare ambi, terne e quaterne.
Mettiamo, ad esempio, che vi capiti di sognare la littorina per Massaua: il vostro numero è il 21. Altro sogno e vi trovate in cucina, fra angera e kemem: giocate il 29. Sognate di essere sulla strada Asmara/Addis Abeba? Puntate sul 33. Massaua che vi appare in sogno è il 4, il CUA il 2, Cheren, Dongollo, Adi Ugri e Decamerè il 10, Biet Gherghis e il Villaggio Paradiso, Ghezzabanda e Amba Galliano insieme fanno 24 mentre solo l'Amba Galliano è il 31. E tutti numeri fortunati.
Qualche problema lo presenta il treno Massaua-Asmara che viene rubricato a -1, o le candele (AMAP?) (zero), oppure Dogali e la Regina Taitù (+1). Nessun intoppo con le noccioline: tutto sul 32. Già, proprio quella "Nocciolina meraviglia (senza soldi, non si piglia)" che dà il titolo all'ultima, mirabile raccolta di Grangel secondo cui con questi racconti avrebbe dato fondo alle sue memorie "divulgabili". Nella nostra impertinenza vorremmo leggere anche quelle non riutilizzabili, sicuri come siamo che Grangel, Angra o A.G. che dir si voglia, sarà capace di farne altre due bellissime Smorfie tali da portare a novanta e quindi completare i numeri necessari per una vincita consistente.
Ancora un dettaglio: se sognerete i chichingioli, il 12 è il numero fausto. Ringraziamo l'Autore per queste indicazioni senza le quali tutti i nostri tentativi di arricchirci a spese della collettività si sono finora convertiti in fumo pur facendogli rispettosamente osservare che non si sogni di spartire le nostre vincite. Sarebbe speranza vana.
Qui finisce l'argomento. Buona fortuna.
il C.
(09/01/05)


Ringraziamo il Sig. Gianfranco Freddi che "segnala a tutti i nostalgici dell'Eritrea e di Asmara in particolare un libro scritto da Angra (Angelo Granara). Il titolo è Tanastellì Araghit, edito da EdiBios, pp. 104; aprile 2011 ISBN 978-88-97181-03-3, prezzo: 12,00 €".
E a tal proposito vi indirizziamo anche alla recensione che il Dr Nicky Di Paolo ne ha fatto su Il Corno d'Africa (http://www.ilcornodafrica.it/b-ndpr1.htm).
(17/06/2011)

Vorrei segnalare un libro interessante e documentato sulle vicende della comunità Italiana durante l'amministrazione Britannica (1941-1951) incentrato sui movimenti politici nati tra gli italiani d'Eritrea in quel decennio.
L'autore, Nicholas Lucchetti, esamina i fatti con l'occhio dello studioso e del ricercatore e, rifacendosi ad una vasta documentazione e ad un ampia bibliografia ricostruisce le divisioni politiche interne alla comunità ed il sorgere di partiti ed i loro rapporti con l'amministrazione Britannica.
Angra
(14/02/2013)
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Lucchetti Nicholas - Italiani d'Eritrea. 1941-1951 una storia politica
Aracne Editrice, 212 pp., 2012, € 14,00 ISBN: 978-88-548-5029-3

Avevo già avuto il piacere di segnalare i due interessanti libri del ricercatore Nicholas Lucchetti, "Italiani d'Eritrea" e " Italico Ingegno". L'avevo fatto perchè convinto della bontà e dell'accuratezza nella ricostruzione delle vicende che hanno vista come protagonista la comunità italiana d'Eritrea. Oggi, vorrei segnalare il nuovo libro di Nicholas Lucchetti "Dallo scandalo Livraghi ai fratelli Derres". Si tratta della rivisitazione di due episodi che ebbero grandissima ripercussione nella storia della Colonia Primigenia e che non furono mai totalmente chiariti.
Lucchetti, con un certosino lavoro di ricerca, ricostruisce le vicende e l'ambiente in cui si sono sviluppate. Per chi ha vissuto in Eritrea è una lettura veramente interessante e "istruttiva" perché sono molti gli italiani d'Eritrea che ignoravano, o avevano una vaga idea di questi due "incidenti" di grande rilevanza.
Angra
(16/11/2013)


LA BIBLIOGRAFIA DI ANGRA*/GRANGEL**

1
Ricordi ... in punta di penna * Edizioni Mai Taclì - Firenze 1994
2
"Acqua di fonte fra le rocce" (Mai Taclì) - Antologia di scrittori asmarini * Edizioni Mai Taclì - Firenze 1996
3
Un po' per celia e un po' sul serio * IPSE 1998
4
Eritrea - nuova Sangrilà * Edizioni Mai Taclì - Firenze 1999
5
Antologia di Mai Belà River **   2001
6
Absit Iniuria Verbis *   2002
7
Due *   2003
8
Nocciolina Meraviglia **   2004
9
Il Codice De Baroa *   2006
10
Annone Casimiri Zaituni *   2007
11
Tanastellì Araghit * EdiBios 2011
12
I Beles * EdiBios 2012


LE PAROLE DI ANGRA


ERITREA

Esimio Chichingiolo,
anche se ultimamente ti trovo leggermente appassito e hai perso un poco della tua acidula freschezza, sei pur sempre molto frequentato da asmarini che ancora si dilettano con i loro ricordi di un tempo che fu. Per questo vorrei affidarti una mia modesta riflessione da asmarino decrepito.
Gli scritti sull'Eritrea - saggi, romanzi, reportages, cronache, opinioni e perfino polizieschi - sono più numerosi delle cavallette che erano solite frequentare il nostro ex paese. Gli autori, più o meno informati, parlano di tutto eccezion fatta per quel prodigio che aveva portato l'Eritrea ad essere il paese più florido del Continente africano.
Mi riferisco a quel crogiuolo razziale - i più istruiti direbbero forse "melting pot" che sfociò in una straordinaria forma di sinergia collaborativa i cui frutti furono abbondanti ed opimi - basterebbe ricordare la mostra campionaria che ebbe un successo incredibile.
Nessuno ha mai studiato ed analizzato - e tanto meno scritto - su quel fenomeno, forse unico nel suo genere, che vide eritrei, etiopici, italiani, greci, ebrei, yemeniti, indiani, armeni lavorare insieme con l'intento di far uscire il paese dallo stato quasi di prostrazione a cui lo aveva ridotto la guerra e il quasi totale isolamento da fonti di rifornimento estere..
L'ingegno, la volontà e le capacità di quelle genti cambiarono quasi radicalmente la storia di quella terra: gli eritrei divennero imprenditori, infermieri, artigiani, operai specializzati, impiegati, tecnici ed il loro tenore di vita crebbe insieme a quello degli altri artefici del "miracolo economico" del paese.
Ma forse fa più audience parlare di stili architettonici e di vecchi eritrei seduti al bar e che parlano ancora italiano.
Ti saluto cordialmente,
Angra
(14/09/2016)
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Buondì ANGRA,
secondo me, atteso i tempi, farà ancora più audience il sentire (e non senza sofferenza) parlare di giovani che scappano da un'assurda dittatura, ultraventennale. Resto attonito nel sapere che giovani, baldi ed in salute, possano fuggire dal loro paese, abbandonando figli, madri, mogli e sorelle nelle mani di un bieco satrapo.
Questi giovani non sembrano neppure i figli e nipoti di coloro - che con notevole coraggio e sprezzo del pericolo - si batterono, ad armi impari, per trent'anni contro un nemico che li soffocava.
Un saluto
Francesco (Maitacli)

(22/09/2016)

RIFLESSIONI

Fievoli malinconiche nostalgie. Ricordi dai contorni sempre più rosicchiati. Rapporti sfilacciati come polsini di una vecchia camicia. Pensieri che a volte ritornano con il loro carico di se e di ma. Amici che se ne sono andati lasciando vuoti di tristezza. Lampi di ribellione al peso degli anni. Giorno dopo giorno in un paese che ha cancellato dal suo lessico educazione, riservatezza, buon gusto, rispetto. Qualche sporadico ed inutile tentativo di rivere tempi lontani. Questo è tutto quello che ci rimane dei nostri anni eritrei, anni così lontani da gettarci nello sconforto. Abbiamo vissuto una vita che ci fa pagare il conto con la sua inopportuna presenza nella nostra memoria.
Angra
(4/10/2016)


 



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